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Città Gemellate 


IL COMUNE DI VILLORBA SI E' GEMELLATO CON IL COMUNE DI ARBOREA


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visualizzazione immagine thumb_arborea.jpgSabato 26 settembre nello splendido parco di Villa Giovannina si è svolta la cerimonia di gemellaggio fra i Comuni di Villorba e Arborea, cittadina della Sardegna situata nella piana a sud di Oristano, la cui storia s'intreccia fortemente con quella di Villorba, con la sua gente, la sua cultura e le sue tradizioni (vi invitiamo a visitare il sito internet ufficiale all'indirizzo: www.comune.arborea.or.it). Ad Arborea, circa ottant'anni fa, giunsero coloni provenienti da tutt'Italia, ma soprattutto dal Veneto e, in particolare, dalla Marca trevigiana. Il Comune di Villorba ha deciso di rendere omaggio a quei coloni, fra i quali vi erano alcune famiglie villorbesi, che alla fine degli anni Venti decisero di lasciarsi alle spalle la povertà, per cercare lavoro altrove, fondando il nucleo originario di Mussolinia di Sardegna, dal 1944 semplicemente Arborea.

Nel corso della partecipata cerimonia, il Sindaco del Comune di Villorba Liviana Scattolon ha consegnato al primo cittadino di Arborea Giuseppe Costella le chiavi della città. A questo importante evento erano presenti, oltre agli amministratori delle due città, anche il Presidente della Provincia Leonardo Muraro, il Presidente Provinciale dell'Associazione Trevisani nel Mondo Giuseppe Zanini, il Prefetto di Treviso, l'Assessore Regionale ai Flussi Migratori Oscar De Bona e la Giunta comunale di Zevio (Verona), Comune già gemellato con Arborea.La cerimonia è stata allietata dai brani eseguiti dalla Banda Comunale "Albino Gagno" di Villorba, oltre che dai canti e dai balli del Gruppo Folcloristico Trevigiano. In serata la Scuola di Musica di Villorba ha offerto un concerto di musica jazz con la splendida voce di Jessica Da Re.


"La storia della nostra emigrazione interna - ha sottolineato il Sindaco di Villorba Liviana Scattolon - è una vicenda dolorosa, di famiglie costrette dalla povertà e dalla fame a lasciare la loro terra d'origine per raggiungere luoghi lontani. Il gemellaggio che abbiamo deciso di stringere con il Comune di Arborea vuole essere un tentativo di riappropriarci di queste radici, facendo riemergere un capitolo importante delle vicende che hanno segnato la nostra città. Un frammento di storia che ci ricorda le difficoltà di quegli anni, ma anche la dignità e il rispetto dimostrati dai nostri emigranti nei confronti dei luoghi che li hanno accolti e delle persone che hanno incontrato in quel difficile cammino verso un futuro e una condizione migliore. Sono tanti i cittadini villorbesi che abitano ancora oggi in quella che un tempo fu Mussolinia, e che hanno portato con loro in Sardegna la lingua e le tradizioni delle nostre terre, nel rispetto di quelle che hanno trovato e conosciuto lì.


Non è difficile sentire parlare trevigiano passeggiando per le vie di Arborea. Ma allo stesso tempo, sono parecchi anche i villorbesi che, dopo essere emigrati in quegli anni così duri, hanno scelto di tornare, magari anche recentemente, nella loro Villorba. Anche a queste persone è dedicato l'impegno del Comune per non dimenticare, e per trasmettere alle nuove generazioni la forza, il coraggio e la tenacia dei padri, dei nonni e dei bisnonni, capaci di lasciare tutto per garantire un futuro dignitoso ai figli. Per questo il gemellaggio con Arborea non rimarrà tale solo sulla carta, ma sarà un volano per la promozione di scambi culturali ed economici".
Da parte sua il Sindaco di Arborea, lui stesso di origini trevigiane, ha salutato i presenti prima in dialetto veneto ed infine in sardo, ribadendo l'importanza della riscoperta delle proprie origini, in un mondo fortemente globalizzato che corre il rischio dell'appiattimento e dell'insignificanza. Ha poi rivolto un caloroso invito a visitare la sua città, dove la comunità locale attende con gioia la visita dei villorbesi, secondo l'antica tradizione di ospitalità sarda.


UN PO' DI STORIA
 

visualizzazione immagine arborea_01.jpgTra il 1928 e il 1938, alcune famiglie villorbesi lasciarano le loro case per trasferirsi in un'isola di pietre e sole per trasformare le distese paludose in campi coltivati.Arborea è oggi la capitale sarda dell'allevamento bovino e del latte con la prima azienda agroalimentare della regione ma ha un "cuore di polenta", se è vero che la farina di mais fu il pane dei coloni. Arborea è quindi un piccolo miracolo, frutto di un'impresa che sembrava proibitiva: trasformare le zone acquitrinose e malsane della piana che si affaccia sul golfo di Oristano in terreni fertili. Quasi ventimila ettari di pietre, acqua e stagni che in una decina d'anni cambiarono volto.
I primi passi della grande impresa risalgono alla fine del 1918, quando la Banca Commerciale dava vita alla Società Bonifiche sarde, creatura dell'ingegnere vicentino.


Giulio Dolcetta. Poi la vera e propria bonifica fu avviata dal regime fascista, diventando un simbolo del Ventennio. Occorreva procedere in due direzioni: prosciugare il territorio regolando il corso di fiumi e torrenti che si riversavano a valle; rendere produttive le terre e creare una nuova agricoltura. Da tutto il circondario accorsero operai per la costruzione di strade e canali, ponti ed argini, pozzi e serbatoi. In questa fase il ruolo dei sardi fu essenziale. Più complessa era la questione relativa alla creazione delle aziende familiari contadine.
Dopo la bonifica, infatti, c'era bisogno di agricoltori. In quel periodo presero avvio le prime immigrazioni di mezzadri, provenienti, per la maggior parte, proprio dal Veneto, con la Marca trevigiana, e in particolare Villorba, Castelfranco e Oderzo in testa, seguita dalle province di Rovigo (il Polesine) e Vicenza, Venezia e Padova. I coloni della pianura padana erano considerati i più adatti perchè assicuravano un maggior attaccamento alle aziende agricole di tipo familiare che si andavano costituendo, avevano maggior dimestichezza con il patto di mezzadria che si doveva sottoscrivere e per il fatto che nella pianura padana si praticava già un'agricoltura irrigua del tipo che si voleva realizzare anche nelle terre bonificate.
Per il Veneto c'era comunque un motivo in più: era la regione italiana che all'epoca registrava il più alto indice di emigrazione verso l'estero, pertanto si cercava di mantenere questo flusso di persone all'interno del Paese. Alla manodopera di operai sardi si sostituirono così le famiglie di coloni, che hanno poi abitato e coltivato queste terre. Erano spinti da una speranza: trovare una sistemazione stabile e duratura costituita da un campo da coltivare, un tetto, un lavoro, un futuro che all'epoca il Veneto non offriva.
visualizzazione immagine arborea_02.jpgQuel futuro lo trovarono, ma la strada verso il benessere iniziò con fatica perché in quegli anni la vita era durissima e le regole imposte molto severe.
"Sono partita da Villorba nel lontano 1938 - racconta Amalia Rossetto nel libro "Emigrar per terra e mare" che raccoglie le storie dell'emigrazione villorbese - con i miei genitori, Giuseppe Rossetto e Maria Coracin, la nonna paterna e i miei sette fratelli. Per me, ragazza di 17 anni, è stata molto dura la partenza: lasciare la mia terra per una destinazione a noi del tutto sconosciuta nonostante italiana, ma allora meta lontanissima da raggiungere, la Sardegna. È stato doloroso lasciare Villorba anche perché avevo conosciuto un bel ragazzino, ci volevamo bene, ma la famiglia veniva prima di tutto. Fummo costretti a partire per le gravi condizioni economiche e come noi tanti altri Veneti, anche se io avevo trovato lavoro già da due anni, ero a servizio da una buona famiglia di Venezia, si chiamavano Stival.

Mi portavano qualche volta a teatro perché il loro figlio Giulio era un attore, ho conosciuto anche l'attrice Emma Grammatica che era loro amica; mi volevano bene, ma dovetti partire con destinazione Mussolinia di Sardegna. Che desolazione! Quanta fame anche qui i primi anni! Quanto lavoro! Ma eravamo più contenti allora a confronto della gioventù di oggi, ci bastava molto poco, la sera ci si riuniva nelle aie e si ballava. Così ho conosciuto nel 1940 mio marito Pietro Beltrame, un bel moro di Castelfranco, e nel 1941 ci siamo sposati. Abbiamo oggi sette figli, ventun nipoti e quattordici pronipoti. Ora il nostro paese si chiama Arborea, ci vivono veneti, romagnoli, friulani e sardi naturalmente, che ringrazio per averci dato la possibilità di farci una nuova vita".
Attorno ai vari centri colonici, spiccavano nuove case e nuove stalle.
Nel 1928 venne inaugurato il "Villaggio Mussolini", divenuto Comune autonomo due anni dopo con il nome di Mussolinia di Sardegna. Fu la prima città di fondazione creata dal fascismo, dotata di tutte le principali strutture amministrative e politiche. Il nome della città muterà per decreto il 17 febbraio del 1944: "nasceva" così Arborea, che ancora oggi rappresenta un'altra Sardegna, una Sardegna in cui lingua, tradizioni ed enogastronomia parlano veneto e, in parte, friulano. La polenta, ad esempio, è "il piatto della memoria", delle feste, protagonista di una eccezionale e partecipatissima sagra. Si accompagna a faraone e baccalà. Il 5 gennaio se brusa la vecia e il 25 aprile si festeggia San Marco. Perchè Arborea è, ancora oggi, la città dei Veneti e dei Villorbesi di Sardegna.

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